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McDowell X Black Scale
10 Novembre 2012, Esercizi di Scrittura
Note: questo non è un saggio, sono appunti per future riflessioni.  
Curioso come l’esercizio terapeutico della scrittura non sia mirato alla comunicazione, sebbene gli aspetti esteriori non facciano credere altrimenti. 
Comunicazione verso gli altri o verso se stessi, per gli altri o per se stessi, non è importante. Questo fine viene con regolarità dissolto nella funzione di scrivere per essere letti. 
Chiunque scrive per scrivere (piccolo non-senso con cui si intende il non voler essere letti) sta mentendo. Lo ‘scrivere’ è strutturalmente costituito dal ‘voler essere letto’.  Anche lo scrivere terapeutico è strutturato e si articola su tale volontà. 
Che siano storie o episodi vissuti, la necessità di scrivere è volontà di essere letti. 
Se non si comprende a questo punto l’accezione con cui ‘scrivere’ è in qualche modo ‘voler essere letti’ non sembrerà sorprendente la riflessione successiva sul fine comunicativo della scrittura. Apparirebbe, infatti, che ‘voler essere letti’ sia una funzione comunicativa tra scrittore-lettore. Tuttavia, ciò su cui voglio riflettere, è che è la volontà di essere letti non è strutturata ne articolata sulla comunicazione, in particolare sulla comunicazione di contenuto. 
ll punto che la scrittura in casi ordinari possegga sempre un contenuto è o ha la funzione di trasmettere un contenuto, è una questione separata. 
In breve, il contenuto non è una proprietà emergente della scrittura in sé, ma dipende dall’interazione in differenti contesti di scrittore-testo-lettore e di tutte i legami connessi a questi tre nodi principali. 
E’ importante concentrarsi sull’analisi del testo in questa riflessione, in molti potrebbero riscontrare analogie con altri aspetti del mondo che ci circonda e questa riflessione o potrebbero dire che tutto è ‘testo’, ma in questo momento non è il punto che voglio cogliere e far cogliere. 
Questa riflessione vuol separare comunicazione e volontà di essere letti. Se questi due aspetti sono separati, anche se strettamente correlati, possiamo finalmente interpretare in maniera più profonda parte della scrittura terapeutica contemporanea, questo porterà poi ad una riflessione sulle modalità, fini e strutture della scrittura terapeutica (contemporanea), ma per il momento, lo scopo di questa breve riflessione è spezzare l’identità assunta scrittura terapeutica=bisogno di comunicare. 
Per ragioni di brevità non posso circoscrivere qui in maniera precisa cosa intendo con ‘scrittura terapeutica’, ma per questa riflessione si può assumere che s’intende in maniera intuitiva ‘scrittura terapeutica come bisogno di comunicare qualcosa di sé’. 
Perché l’identità scrittura terapeutica=bisogno di comunicare non è corretta? Perché la funzione comunicativa di tale scrittura avviene in secondo luogo e non vi è identità in tal senso, ma solo una ordinaria correlazione. la struttura fondante la scrittura terapeutica è la volontà di essere letti, solo successivamente e su di essa si articolerà la funzione comunicativa. 
la scrittura, in tal senso, non è un grido di aiuto lanciato attraverso il testo. piuttosto, è un grido che vuol essere letto. 
Si pensi a chiunque tenga un diario. Tra le sue funzioni molteplici ve ne sono sicuramente alcune che riguardano il bisogno di affermarsi come individuo, di riflettere su episodi vissuti, sul raccogliere esperienze e molte altre. Ma alla base di tutto ciò vi è la persistente volontà di essere letto. Che sia letto dallo stesso scrittore o da un altro lettore, non è importante. 
Noi scriviamo in prima facie per essere letti, non per comunicare. 
La comunicazione del contenuto, poi, nella scrittura terapeutica è delicata e avviene in maniera intermittente. Come un segnale disturbato, che si confonde non è realmente il fine di tale scrittura. 
La comunicazione potrebbe anche essere impossibile, ma la volontà di essere letti sarebbe comunque chiara. 
Il contenuto può essere interpretato in modi differenti, è relativo o contestuale. Ma la volontà di essere letti è lo sfondo su cui si fonda l’interpretazione. 
Ci sono molte ragioni per cui un essere umano s’intrattiene con la scrittura terapeutica e molti generi in cui essa si sfuma e non posso discuterne qui, ma che sia per fama o per se stesso o per bisogno di aiuto (in senso esistenziale), si scrive per essere letti. 
I. Se escludi l’unica putrida composizione di Marzo 2012, non hai più composto da Maggio 2011 e vieni fuori dal tuo nascondiglio con dei versi atroci, datati Luglio 2012. Ma per quasi un anno non hai più inchiostrato nulla, come mai? 
Rispondi che il ‘meccanismo è andato in rovina’, che ‘una profonda svolta linguistica’ ti ha violentemente allontanato dalla composizione, eppure i tuoi ultimi versi furono un inevitabile e spontaneo atto di creazione, questa volta mirata ad un fine limpido. 
Quando ti deciderai a bruciare quel piccolo quaderno di pelle nera? 
.Updates:
Necessità intima, le poche righe distrattamente raccolte. Riconciliante bisogno di ritrovare l’esercizio. Mi congedo così dalla giornata, in attesa della lucidità causata dall’insonnia.  L’insostenibile leggerezza dell’esistere, strutturare gli spazi in geometrie razionali, chinarsi di fronte ai propri simulacri e pregare le divinità silenziose del materiale. Nessuna risposta, speranze gettate al cielo in attesa che piovano i doni. In attesa che piova. La fortuna è amica degli oppressi, ad essi è concesso un significato pratico alla loro esistenza. Nessun rancore però, hai già superato quella fase. Instabile adolescenziale. 
E ancora continui a lacerare il testo e la grammatica. Ancora ti ostini a raccogliere ciò che ti rimane. Mucchi di cenere. Aspettando che il vento li spazzi via. La Terra chiama con quel suo grido primitivo di armonia, immagino l’Eden senza Dio. 
Confusione. In compagnia dell’affetto la malattia si attenua. Nessun male mi affligge, ma alla felicità bisogna essere educati. L’hai scritto nel tuo diario, che aspetti a bruciarlo? Cancella queste inutili divagazioni, il tuo futuro lo conosci bene.